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25 gennaio 2012

Guarda come dondolo

Ogni volta che c'è un terromoto è sempre un casino.
Non mi riferisco alle ovvie conseguenze che lo shakeramento di bacino di Madre Terra mentre guarda un video di Shakira può produrre.
Mi riferisco alla quantificazione e al gardo di gravità di ogni terremoto.

"Hai sentito che terromoto?Sarà stato almeno di grado 3"
"3 cosa?Scala Richter o scala Mercalli?"
"Ma no!Ovviamente si riferiva al magnitudo, non è vero?"

Ecco per ovviare a questi continui misunderstandig, per fare un po' di chiarezza, di ordine o per aumentare ancora di più la confusione, vi sottopongo una nuova scala.
Universale, facile da capire, di cui tutti noi possiamo cogliere il significato pratico, la scala A-Student (dove, ovviamente, A sta per Andrea, che sarei io...).

Ecco i livelli di questa innovativa scala sismica:
  1. Sbavature sugli apunti o su dove si sta scrivendo
  2. Rottura della mina della matita che si sta usando
  3. Caduta della pila composta da libri e appunti per l'esame che si sta preparando
  4. Difficoltà a stare in piedi come il mercoledì sera di ritorno dalle serate universitarie
  5. Il professore si pone il dubbio se non sia il caso di uscire dall'aula e interrompere la lezione o l'esame
  6. Repentino cambio di aula o postazione di lavoro
 


23 gennaio 2012

T come terrore, ma anche come tristezza

I T-rex non erano cattivi, erano semplicementi frustrati.
Castigati e derisi dalla natura. Tanta potenza, forza, terrore e poi, minuscole braccia.
Al loro posto come vi sareste sentiti?
Non potersi abbracciare l'un l'altro e non poter abbracciare nemmeno i propri cuccioli.
Gli stessi cuccioli che a scuola venivano presi in giro perchè non riuscivano ad allacciarsi le stringhe delle scarpe.
Questo deplorevole fenomeno colpiva anche i loro grandi scienziati. Venivano derisi a tutte le conferenze non appena era il loro turno di illustrare alla lavanga le proprie teorie. Quel muso così minaccioso ma così grande da essere di impiccio alla lavagna, con quelle braccia.
Anche i genovesi li sbeffeggiavano.
"E poi saremmo noi i braccini corti?" Seguivano sempre sonore risate.
Per non parlare dei drammi adolescenziali dei giovani T-rex che arrivati ormai alla pubertà non potevano nemmeno masturbarsi.
Alle feste venivano sempre derisi, erano soliti rovesciarsi addosso il drink e perdere tutte le partite alla Wii.
Perdevano pure ai giochi più banali come carta-forbice-sasso.
"Mi spiace, sasso batte forbice.Ancora."
L'arrivo del periodo Western segnò la decimazioni della loro specie. A decine, centinaia, ne morirono durante i duelli a fuoco, senza essere mai riusciti a estrarre la pistola dalla fondina per poter sparare almeno un colpo.
Per forza poi uno diventa cattivo.

19 gennaio 2012

Botte e risposta

Dentro di noi ci sono un sacco di anime che fanno a botte per uscire allo scoperto, per uscire dalla botte.
Non fanno sempre a botte ma ogni tanto, a volte. Una volta a botte. Una volta ho fatto a botte anche io con loro, ma più che una lotta tra anime, sembrava una lotta animale.
Una di quelle lotte interiori da farti venire un infarto.
Un infarto inferto dal fato, perchè le nostre anime non ce le scegliamo noi.
Non possiamo scegliere con chi fare a botte, altrimenti sapremmo chi prendere a botte e a chi dare una botta, anche piccola.
Una bottarella e via, andare. Andare a cercarsele e andarsele e a prendere, le botte.
Lungo il tragitto riuscire anche a darla qualche botta.
Anche se le più saranno poca roba, bottarelle, trovarne qualcuna con cui fare faville, scintille, fuochi d'artificio, come botti a capodanno.


17 gennaio 2012

Gli esami non finiscono mai

Il periodo degli esami mi toglie l'ispirazione.
Bisogna rimanere calmi, inspirare e respirare profondamente.
Non farsi prendere dal panico e non cadere in spirali di disfattismo.
Distrarsi, magari immaginando scenari improbabili in cui i professori espiano tutti i sedici, i dodici o i sette rifilati ai poveri studenti.
Con un po' di fortuna si riuscirà a non tirare le cuoia in queste settimane, a non spirare.
E ne potremo poi uscire sospirando.

15 gennaio 2012

Teoria dell'ovvio

(ATTENZIONE: può contenere tracce di matematica)

Questa teoria nasce da una serie di ovvie osservazioni che sono puoi state tradotte in ovvi teoremi che hanno portato alla definizione della funzione "Ovvietà".

Un insieme di cose ovvie può non essere ovvio. (Teorema della non conservazione dell'ovvio)
Un insieme di cose complicate è complicato. (Teorema della conservazione delle complicazioni)
Quando una cosa è spiegata, all'aumentare del tempo trascorso, l'ovvietà diminuisce diventando complicata. (Teorema dell'evoluzione dell'ovvietà)

L'Ovvieta viene dunque definita come segue.
L'Ovvietà è una caratteristica propria di ogni cosa ed indica la possibilità di comprensione della cosa, nei suoi più intimi significati e nelle sue implicazioni, senza alcuno sforzo da parte dell'intelletto.
Successivamente, ovvi esperimenti hanno ovviamente portato alla formulazione analitica della legge che governa la funzione "Ovvietà".
Tale legge risulta dunque essere:

Ovv = -(t^2)/a+bt+c

Dove:
  • a è indice di quanto lento sia il decadimento dell'ovvietà 
  • b indica il tempo di spiegazione della cosa ovvia
  • c è l'ovvietà di base della cosa
  • t è il tempo. 
Questi coefficenti sono caratteristici di ciascuna cosa che si cerchi di capire.




Si noti come esista un t particolare che chiameremo Tc per il quale l'ovvietà va a 0.In istanti di tempo successimo a questo Tc la funzione si sposti verso l'ovvietà negativa, ossia verso la complicanza.
Questo ci porta a definire:

Complicanza = -Ovvietà

Questa trattazione non mira ad esaurire l'argomento ma, al contrario, vuole servire da base per più approfondite ricerche e studi in campo accademico e non solo.


13 gennaio 2012

La soluzione c'è ma non si vede

Sarebbe bello avere la soluzione a porta di mano.
Spesso sembra esserlo, eccola lì, bella chiara. -Ok ma ora spostati, Chiara!-
Dicevamo, la soluzione a portata di mano, semplice come bere un bicchiere d'acqua. Purtroppo la soluzione semplice non è a porta di mano, anzi... È aportata di ano, del nostro ano, ci fotte.
Così facendo la soluzione semplice entra dentro di noi, ma, ovviamente, è quella sbagliata.
La soluzione giusta, al contrario, può essere dura da mandare giù, come bere un bicchiere d'acqua, di mare. Una soluzione salina.
L'importante è trovare una soluzione, giusta o sbagliata che sia. Fare qualcosa, prendere una decisione. Essere persone risolute, anche senza essere risolutori.
A volte basta anche solo un sorriso per risolvere un problema, un'espressione risolutiva.


11 gennaio 2012

Apologia di un comodino

La notte vegliano su di noi, vogliono solo starci vicino.
Cercano in tutte le maniere di abbracciarci, di attirare la nostra attenzione. Noi, invece, non facciamo altro che arrabbiarci appena ci toccano anche solo il mignolino del piede.
Ci stanno male, sono tristi per questo. Piangono e singhiozzano la notte, alcuni arrivano a somatizzare la tristezza con cassetti che si sfondano.
Altri portano la tristezza alle più estreme conseguenze. Iniziano a strapparsi da soli le viti, un comportamento autolesionista, o per meglio dire comòlesionista, che lentamente li porta alla distruzione.
Eppure non sono tanti diversi dai noi, anche loro venerano la prima creatura nata da un falegname. Il comodino salvatore disceso tra i comò per aiutarci a sorregere i pesi e a costudire i nostri sogni, nei loro cassetti.
Dato alla luce da un povero falegname che non aveva nemmeno i calzini da riporvi dentro, al comodino.
La differenza è che il centro del loro culto si trova in Svezia, ma anche loro hanno migliaia di sedi in tutto il mondo.
Detto questo, la prossima volta che uno di loro cercherà un contatto con voi, non arrabbiatevi, anzi, abbracciatelo, coccolatelo, spolveratelo e riordinatelo.
Ve ne sarà grato e lo renderete felice.

6 gennaio 2012

Amiche di pe(n)ne

La pena dell'assenza è grave ma l'assenza del pene è peggio.
Alla ricerca, senza sosta come anime in pena alla ricerca di un pene.
C'è chi per un pene si fa un viaggio e chi si fa viaggi pensando al pene. Chi ha un amore per il pene.
Pene d'amore se è quello sbagliato, il pene sbagliato.
Sbagli, errori che si cancellano con un tratto di penna o che si possono raccontare con un una penna.
Penne per scrivere la propria storia, una storia lunghissima, un mare di penne. Meglio se con il sugo, per riempire il vuoto. Il vuoto lasciato dal pene.
Non quel vuoto, anche perchè con le penne cotte, flosce e molli, come certi peni, ci puoi fare ben poco. Poprio come con quei certi peni. Mentre quelle crude e dure sono semplicemente troppo piccole, proprio come certi altri peni.
Vivere pene d'amore per trovare un pene d'amare con il quale vivere.


4 gennaio 2012

Aspettavamo il carbone della befana mangiando carbonara

Era bellissima, una perla. Era il centro del mondo di allora, la madre del più grande impero mai esistito, una madre perla.
Purtroppo nei secoli è stata vittima di suprusi. È stata deturpata, su di lei ci hanno banchettato.
Considerata spesso un gioco proprio, un cortile dove coltivare i propri personali interessi, a partire da Commodo, un porco, un porco Commodo.
Se una volta era uno solo adesso invece sono tanti, tanti porci Commodi.
Porci Commodi che stanno seduti a fare poco o nulla, porci comodi, comodi e ricchi.
Alcuni così tanto ricchi da permettersi di negare l'evidenza e la loro natura, ricchioni.
Non ne hanno capito la bellezza, la magnificenza. Una perla ai porci.


Foto di Nerorimmel

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